Quando Leo è scivolato dal marciapiede, ho sentito il mio cuore fermarsi. Nessuno si è fermato. Milano, ottobre, asfalto bagnato: sangue mescolato alle foglie. In quell’attimo ho capito che perderlo sarebbe stato come farmi risucchiare dal buio. E forse era già troppo tardi.

Il guinzaglio mi brucia ancora il palmo, sento il sangue pizzicare accanto a dove Leo si è strappato dalle mie mani per rincorrere un piccione disperso nella nebbia di Milano. Mi tremano le gambe e i polmoni mi fanno male: mi volto e lo chiamo, ma non risponde. Un colpo sordo – il fruscio di qualcosa che cade, poi un latrato. La gente intorno a me cammina veloce, le teste basse sotto la pioggia sottile di ottobre. Solo io sono ferma mentre il mondo va avanti. Il sangue di Leo sul marciapiede mi arriva come una schiaffo: nessuno si ferma e il cuore mi batte fortissimo, troppo forte.