Un giorno pieno di tempesta: Leo, il cane randagio che ha stravolto la mia vita (e salvato la mia famiglia a Roma)

Il suo respiro affannoso mi colpì subito: era fradicio, tremava, e c’era una scia rossa che gocciolava dalla zampa fino al marciapiede ancora bagnato dalla pioggia notturna. Leo non mi apparteneva – non conoscevo nemmeno il suo nome allora – e il mio primo istinto fu quello di chiamare il canile. Ma quando cercai il telefono nell’atrio freddo del condominio, lui abbaiò, basso, quasi implorante, e mi immobilizzai per la paura che qualcuno lo scacciasse via mentre io decidevo. Nel silenzio sospeso, un’auto sbandò alla curva poco lontano e quella minaccia mi fece capitolare: lo presi tra le braccia, sentendo il suo cuore battere troppo veloce contro il mio petto e il tanfo acre del suo pelo zuppo e trasandato.